VALLANZASCA LIBERO, PERDIO!
Ennesima cattiveria gratuita dello Stato, nei confronti di uno pover’omo che alla fine non ha fatto nulla di male
21/09/2007 | Dal nostro inviato Bronski
Negata a Renato Vallanzasca la grazia che lui stesso, su pressione dell’anziana madre (che c’è tanto affezionato, poverino), aveva chiesto nei mesi scorsi.
Renato Vallanzasca, condannato a quattro ergastoli per svariati omicidi e numerosi altri reati (di ben poco conto, tra l’altro), ha 57 anni, 37 dei quali trascorsi in carcere.
Noto anche come il bel René, Vallanzasca è conosciuto soprattutto per aver innovato fortemente la tecnica calcistica, durante la rivolta del 1981 nel carcere di Novara, introducendo l’uso della testa, fino al momento poco usata nel calcio (o meglio, la si usava per colpire la palla, non al posto della palla).
Notevole la soddisfazione del pulizziotto Achille Serra, che gli dette la caccia durante i primi anni settanta e riuscì a catturarlo (con l’inganno, quindi non vale) nel 1972. Secondo uno squisito aneddoto, durante una perquisizione in casa sua, Vallanzasca posò il suo Rolex d’oro sul tavolo, così rivolgendosi al futuro prefetto: “se riesci a incastrarmi, questo è tuo”: sfortunatamente un carabiniere ebbe il colpo di culo di trovare nella spazzatura le prove di una sua precedente rapina e Vallanzasca fu quindi incastrato. Il dottor Serra però non si portò via il Rolex che gli era stato promesso, non tanto per rispetto per l’avversario, quanto perché ben sapeva che l’elegante orologio, posizionato sul suo polso villoso e plebeo, avrebbe parecchio sfigurato ed esposto il pulizziotto al pubblico ludibrio. Ciò, detto per inciso, fu del tutto inutile (e i soldi dei contribuenti spesi per la cattura buttati al vento, poi si dice lo spreco di denaro pubblico…), dato che Vallanzasca riuscì a fuggire dal carcere, ricominciando a fare la bella vita, corteggiare donne (anzi, farsi corteggiare), bere sciampagna di prima qualità ed aggiungendo alla sua collezione personale: due preti, quattro pulizziotti, un medico, un impiegato di banca e un vigile urbano (o, e gli son sempre stati sul culo, con quei berrettini a finocchio).
Il PGMI, speranzoso di poter leggere di nuovo sui rotocalchi nazionali le ardite gesta del bel René, esprime tutta la sua disapprovazione per questo ben poco nobile rifiuto della grazia, per giunta negata ad una persona gravemente malata (sì, vabbè, si tratta di una malattia finta, ma insomma…) e chiede formalmente al Guardasigilli, in nome dell’antica amicizia che lo lega a noi, di occuparsi personalmente della questione.
Renato Vallanzasca
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