It’s only rock&roll: L’Aldilà di Madre Teresa
Dopo aver provveduto alla sostituzione di alcune valvole bruciate, Max Gorkij ha ripristinato il Tuttotrone e torna tra noi con una nuova, commovente intervista.
7/11/2007 | Dal nostro inviato Maxim Gorkij
E’ con una certa esitazione che mi avvicino alla casetta vittoriana che Agnes Gonxha Bojaxhiu, in arte Madre Teresa di Calcutta, ha scelto come sua dimora nell’OltretoNba. Dopotutto era una missionaria cattolica, una nemica di noialtri bolscevichi. Epperò nella sua struttura segaligna, nell’occhio cattivo, ho sempre visto una figura quasi materna.
Dalle aNpie finestre escono le note di “Ripple”, un vecchio pezzo dei Grateful Dead e un odore pungente di resina bruciata. Forse, chissà, qualche preziosa essenza della terra arcana ove per così tanti anni ha portato la sua testimonianza.
Alla fine mi deciso a bussare.
“Venga, venga, giovine!” Madre Teresa mi accoglie con una voce squillante, mentre mi si fa incontro: sorriso gioviale e stretta di mano gagliarda. “S’accomodi e mi chieda pure quello che gli pare, tanto a me m’importa una sega”.
Mi seggo su una poltrona pera di color giallo, mentre la religiosa si sistema proprio di fronte a me, stravaccata su una chaise longue di vimini dell’Ikea. Non posso fare a meno di notare che la missionaria tiene tra le dita una lunga sigaretta.
Madre, ma lei fuma?
Eh? Ah, sì. Un po’ di ganjetta. Me lo preparo da sola, sa? Tengo le piantine sul retro, ché se San Pietro se ne accorge poi mi fa le menate. Mi spiace di non poterle offrire qualcosa di meglio, ma se vuole tornare all’ora del tè dovrebbero passare a trovarmi Johnny Thunders e Brian Jones che mi hanno promesso della brown turca che spacca il culo ai passeri.
Beh, vedremo. Ma mi dica, qual è il bilancio della sua vita?
Minchia, che domandone che fai, biondino… Mah, che vuole che le dica. Io mi son fatta missionaria perché ho pensato che era sempre meglio che lavorare. Di studiare non n’avevo voglia, mi’ pa’ era stiantato che ero piccina e ciaveva lasciato pieni di debiti (tipo quella teppa del Pavarotti). A que’ teNpi che voleva facessi? Mi son fatta sòra.
Poi è saltata fòri la possibilità d’andà in India e mi son detta: perché no? Quantomeno, alla peggio, mi sfo di torboni.
La sua fama internazionale, se non erro, è nata col famoso documentario della BBC del 1969…
Ahr! Ahr! Ahr! Sì, sì, quel fulminato di Malcolm Muggeridge! Madonna com’era lesso. Pensi che si convinse che certe riprese effettuate in un aNbiente scuro fossero risultate poi ben illuminate a causa di un miracolo. Hai voglia a dinni che era la pellicola Kodak, non volle sentir seghe.
Oddìo, non che la cosa mi fosse dispiaciuta: diventai famosissima e la grana cominciò a girare che nemmeno a casa di Rocchefellere. Fu la svolta: mai più libanesaccio giallone, charas a tutta randa. Bei teNpi, caro il mio coso.
(Nella foto Madre Teresa a Washington, con due soci del club “Amici del Quaalude”)
Con la fama vennero anche le prime critiche, però: la posizione nei confronti dell’aborto, la gestione approssimativa delle cliniche, certe dichiarazioni spericolate. E’ vero che nel 1981 dichiarò che pensava che il mondo fosse aiutato dalle sofferenze dei poveri?
Ma cosa vuole che ne sappia? La sera prima ero stata nel backstage del concerto degli Stones a Louisville, Kentucky e avevo passato tutta la nottata con Keith Richards. Il giorno dopo manco mi ricordavo come mi chiamassi, si figuri se potevo rilasciare una dichiarazione sui massimi sistemi. Ho detto la prima cosa che m’è venuta in mente.
Però ad Haiti disse che Francois Duvalier, un dittatore spietato e sanguinario, era un “amico dei poveri”
Eh, lo so. Però in quei giorni ciavévo un movimento grosso a Port au Prince, con certi Tonton Macoute amici miei. Non mi potevo permetter di fare incazzare il vecchio. Del resto, biondino, come dice Filo Sganga gli affari sono affari.
Non sarà mica uno di quei comunisti pallosi alla Berlinguerre eh? Ce l’ho avuto per vicino, qui nell’Aldilà, un paio d’anni e non le dico il rompimento di coglioni: e la musica è troppo alta, e le moto degli Hell’s Angels rovinano il prato, e tutte quelle siringhe nella spazzatura… due palle.
No, no, per carità. Sono un’artista, coNprendo. A proposito, mi parli del suo incontro con Pier Paolo Pasolini nel 1960.
Un bravo ragazzo, atletico, divertente, mica come quel bischero di Moravia che trallaltro con quei ciglioni mi faceva anche un po’ schifo. No, davvero, era un simpaticone. Un po’ oNbroso, magari. Scrisse che avevo le mascelle virili e allora io così, per scherzo, sapendo che aveva una certa propensione per il diociliberi, ni dissi “A Pierpà, su ‘sta fava un se scureggia”. Se la prese da matti.
(Nella foto in basso: Teresa e Karol mentre limonano durante un concerto di Padre Cionfoli)
Un’ultima questione: Karol Woytila
Ah, il vecchio Karol! Che tronco di pino! Guardi, io sono una donna morigerata, apparte la dopa, ma quel Karol lì mi smuoveva qualcosa dentro. Un po’ perse vigore dopo l’attentato di Agca, ma fino al 1988 almeno le posso assicurare che col pisello ci stiacciava le noci. Abbiamo ripreso a frequentarci, da qualche mese, ma non ne vorrei parlare, per scaramanzia.
Bene. Grazie, Madre. Allora ci si vediamo all’ora del tè.
Benissimo, ce n’è per tutti. Ci si becchiamo, capo.
Mi allontano lungo il vialetto, tra due ali di prato all’inglese solcato dalle orme dei pneumatici delle moto degli Angels, mentre un motivo familiare mi risuona nelle orecchie.
…Its a hand-me-down, the thoughts are broken,
Perhaps theyre better left unsung.
I dont know, dont really care
Let there be songs to fill the air.
Ripple in still water,
When there is no pebble tossed, or wind to blow…
Nessun argomento
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11.10.07 / 11pm
Quella feticista di Madre Teresa! La reginetta del sadomaso cristiano! Non è un’intervista: è un pezzo di storia. Vi leggo da dieci minuti, e già vi amo!
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01.09.08 / 1pm
FoooooooooooOrte sta vecchiazza!
Riesumiamola anche a lei,come appadre Bio e poi riesumiamo anche Karol Woytyjyla e anche Andrè The Giant e poi li zombifichiamo.
E poi si vedrà.

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2 commenti
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