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Maggio 27, 2008

PROCLAMATO SANTO IL COMMISSARIO CALABRESI!

Posted in: MondoCane

San Luigi Calabresi, protettore delle finestre e degli infissiRoma (Addis Abeba). Ci sono voluti trentasei anni. Tanto è durato il silenzio attorno alla vita e alle opere del Commissario Luigi Calabresi. Un silenzio figlio del pesante giogo cui la propaganda comunista ha costretto la Libera StaNpa del nostro paese. Decenni in cui le tristi figure degli ignobili terroristi che hanno coperto di sangue le strade d’Italia sono state non soltanto tollerate, ma financo esaltate, mentre sulle vittime e sui loro familiari gravava una sorda, opprimente quiete.
Ma finalmente uno squarcio di luce dissipa la tenebra omertosa su cui i comunisti hanno costruito il loro turpe dominio. Mai più dunque la parola e la ribalta a criminali come Walter Rossi o Fabrizio Ceruso o agli otto ignobili provocatori che a Brescia, in una grigia giornata del 1974, si collocarono accanto al petardone che Nonno Pino e Zio Delfo avevano piazzato in piazza Loggia per rallegrare i baNbini con uno spettacolo pirotecnico, con l’intento di sabotarlo e far piangere i pargoli (e successivamente divorarli).
E’, come sempre, il Vaticano e il suo più coraggioso alfiere Sua Santità Benedetto XVI a fermare lo sconcio. E a restituire la dignità a chi questa era stata rubata.
In primis a Luigi Calabresi, un servitore dello stato coraggioso ed onesto (e anche belloccio, diciamolo), la cui vita fu stroncata non soltanto dal pioNbo assassino del terrore rosso, ma anche da un linciaggio morale durato anni e anni: uno stillicidio di insinuazioni e minacce di cui Luigi fu fatto segno, accusato di aver (nientemeno!) causato la morte di un ferroviere di mezz’età.
Quali falsità! Quali impudenti calunnie!
La verità era ben altra. E oggi che Benny ce l’ha svelata capiamo finalmente il terrore che la figura di Calabresi incuteva nella marmaglia atea!
Nel corso di una commossa udienza nella Sala Stiapponi del palazzo vaticano il Pontefice, carezzando con affetto paterno la coscia di Felipino (un chierichetto cambogiano strappato dal papa a una vita miserabile nelle periferie di Phnom Penh), ha svelato al mondo la natura divina dell’operato di Luigi Calabresi, da oggi San Luigi Martire.
Le prove ci sono, numerose e circostanziate, quando il commissario era in vita e anche dopo la sua tragica scomparsa.
E’ un fatto per eseNpio che a Milano, subito prima che parta una carica di polizia, si spanda nell’aria un delizioso odore di lupini, lo snack preferito del Commissario.
Così come fu proprio la slanciata figura di Calabresi ad apparire in sogno al carabiniere Placanica mentre, brandendo un estintore, lo ammoniva dai rischi gastrici di una diluviata di focaccia genovese.
Ma, se tutto ciò non bastasse, la prova regina della santità di Luigi sta proprio nella vicenda Pinelli e nei suoi risvolti sacri. Durante l’interrogatorio del ferroviere anarchico infatti, ha spiegato Sua Santità, il commissario cercò ripetutamente di coNprendere i motivi dell’ateismo del Pinelli, verso il quale nutriva il più profondo rispetto (quasi una forma di affetto, vorremmo dire).
Di fronte all’ottuso rifiuto dell’accusato, San Luigi decise infine di donare lui la Grazia, nella forma d’un miracolo. E così fu che, guardandolo fisso con gli occhi colmi d’amore, lo fece lievitare. Il Pinelli, in preda all’emozione, cominciò a nuotare nel vuoto, spingendosi, ebbro di gioia, fuori della finestra e avviando a volteggiare nel cielo sopra al cortile della questura, mentre il commissario lo osservava benevolo dalla finestra. A questo punto tuttavia il Pinelli, forse perché travolto dallo splendore dell’esperienza che stava vivendo, forse in un ultimo sussulto dell’empietà che ne aveva fino a quel momento governato l’esistenza, esclamò fortissimo: “Dio bestia, paio un fagiano!”.
E fu così che l’Onnipotente lo fece schiantare a terra, davanti a Luigi, incredulo e sconfortato.
Vai a far del bene ai senzadio!
Ma oggi, finalmente, giustizia è fatta.
Saluta, popolaccio! Saluta San Luigi, protettore dei traumi cranici, dei lupini buccioni e delle ringhiere basse!

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